13 Reasons Why:il male di vivere 3.0

Posted in Cinema with tags , , , on 10 luglio 2017 by carlottavox

Sarà colpa della crisi, che ci lascia sempre meno soldi nelle tasche e sempre meno voglia di uscire a socializzare (per dirsi cosa,poi?E a chi?);
Sarà che “fuori piove un mondo freddo” e sempre più raramente si ha voglia di abbandonare il proprio sicuro nido domestico per paura di essere vittime di stragi ed attentati terroristici;
Sarà che tra canali satellitari,streaming,download e NETFLIX ogni giorno c’è la possibilità di poter vedere delle nuove serie televisive di qualità spesso eccelsa…saranno probabilmente tutte queste cose insieme….ma….il dato di fatto,innegabile, è che il nuovo MUST del decennio non è più “fare cose e vedere gente”,ma è lo stare tappati in casa a spararsi ore ed ore di puntate di telefilm.
C’è chi lo fa da solo;c’è chi lo fa in coppia (come la sottoscritta) o c’è chi raduna amici in salotto per maratone di stagioni e stagioni di serial,questi sono dettagli,il dato  inconfutabile è che le serie televisive sono diventate la nostra nuova (e più interessante…lo dico da atea) religione.
La prima serie che ho amato appassionatamente (e che ho rivisto ogni qualvolta è stata ri-trasmessa) è stata I SOPRANO,con il meraviglioso e mai abbastanza rimpianto James Gandolfini.
I SOPRANO sono stati un serial rivoluzionario,di qualità superlativa, che però qui in Italia non è stato compreso:per gridare allo scandalo della rappresentazione non lusinghiera degli italo-americani,in troppi si sono persi un CAPOLAVORO che non sfigurerebbe accanto ai migliori film di Scorsese.
Dopodichè, penso di aver visto almeno 4 volte tutte le stagioni di SEX AND THE CITY (amando appassionatamente i personaggi di Samantha e Miranda,ma trovando insopportabili i tira e molla di quella frignona di Carrie con quel coglionazzo di Mr Big)ed ultimamente,con il mio compagno,ci siamo ri-visti da capo entrambe le stagioni di GOMORRA (complimenti a chi ha saputo trarre qualcosa di buono dall’inutile Saviano),imparando a memoria le battute di Don Salvatore Conte,pur essendo piemontesi e decisamente poco avvezzi al dialetto napoletano.
Io ed il mio consorte ci siamo divorati sia 1992 che 1993 con Stefano Accorsi ed il divino(e bonissimo) Guido Caprino …però,se devo dire quale serie mi ha emotivamente più coinvolta non ho dubbi :13 REASONS TO WHY.
13 REASONS TO WHY è il perfetto connubio tra passato e presente:una commedia umana sospesa tra la tecnologia del presente,la nostalgia del passato ed una raffigurazione della solitudine,della depressione e della prevaricazione violenta che purtroppo sarà eterna.
Ambientato in un piccolo college della profonda provincia americana,tra cheerleaders ed atleti che fanno a gara per chi è più popolare,a spese dei ragazzi più timidi e meno inseriti nel tessuto sociale della scuola ,13 è il TWIN PEAKS del terzo millennio:decisamente meno visionario ma indubbiamente più comprensibile ed umanamente toccante dell’opera di Lynch.
Se la terza serie di TWIN PEAKS,attesa per 25 anni ed attualmente in onda,appare più come la masturbazione visiva di un regista pazzo e geniale,13 è la serie perfetta per riflettere su temi come il bullismo,la depressione giovanile,il suicidio e la difficoltà di crescere e di trovare il proprio posto nel Mondo.
Annah Baker, dicissettenne sensibile e complicata,prima di ammazzarsi, registra 13 facciate di audiocassette(si…audiocassette,non l’unico elemento vintage della serie) che narrano della sua lenta ma inesorabile escalation verso il suicidio…da piccoli fatti apparentemente insignificanti(a patto di non essere un’adolescente fragile ed insicura) a violenze e prevaricazioni spaventose…il tutto in un ambiente di crescente omertà dove proprio chi è più popolare ha più cose da nascondere.
Praticamente I PECCATI DI PEYTON PLACE 3.0 con uno stile registico che ricorda molto da vicino le atmosfere oniriche e vintage di DONNIE DARKO,capolavoro generazionale di cui ho scritto anni fa,e con quel sapore anni 80 che emerge prepotentemente nella colonna sonora new wave.


Lo spirito del sempre amato IAN CURTIS volteggia su tutta la serie:la prima puntata si apre e si chiude sulle note di LOVE WILL TEAR US APART dei Joy Division,ed i Joy Division tornano in forma di cover in ATMOSPHERE,che accompagna una delle ultime puntate cruciali ed un poster di UNKNOW PLEASURE troneggia nella cameretta di uno dei protagonisti,il biondo Alex.

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Ian Curtis, che si è impiccato allo stendibiancheria di casa e che per tutta la propria giovane vita ha scritto e cantato della morte,del dolore,della sofferenza fisica e mentale è come se fosse fisicamente presente in 13,cosi come la sua presenza si percepisce forte nel già citato DONNIE DARKO.
13 è il trait d’ union perfetto tra le commedie anni 80 di Hughes e gli splendidi affreschi generazionali moderni (ma con sapore anni 80) offerti da film come NOI SIAMO INFINITO,CITTA’ DI CARTA,500 Days of Summer.

Poche opere hanno saputo sviscerare così bene il senso di solitudine ed angoscia che nasce nell’età adolescenziale e 13 è il filo rosso che può legare opere APPARENTEMENTE lontane tra loro come CARRIE LO SGUARDO DI SATANA (dove il vero orrore è il bullismo,come in 13) al documentario di Micheal Moore BOWLING FOR COLUMBINE ed ELEPHANT di Van Sant.

La violenza psicologica e le vessazioni delle piccole crudeltà quotidiane armano mani tremanti e la distanza psicologica tra chi decide di tagliarsi le vene,saltare da un palazzo per  la blue whale o imbracciare un fucile per sparare a scuola alla fine  non è poi così tanta.

Lo spleen oggi viaggia attraverso adsl e fibra ottica,si diffonde sui social e scorre nelle chat di What’s app…tutti perennemente connessi con la nostra solitudine e la difficoltà di esternarla nonostante l’onnipresenza on line…questo è 13,disperatamente contemporaneo.

 

 

Gli hashtag possono cambiare il Mondo?Allora #appendinodimettiti

Posted in Costume e società with tags , , on 26 giugno 2017 by carlottavox

Le anime pie che leggono questo mio blog scalcinato e misconosciuto sanno che ho sempre una parola cattiva per tutti,soprattutto quando si tratta di politica.

Ho dedicato una moltitudine di post alle contraddizioni e alle imposizioni della mentalità radical chic ed in tempi in cui nessuno lo faceva,ho parlato male di Saviano quando ancora era celebrato come un Dio in terra e guai anche solo ad ironizzare sulla sua figura.

Questo è un blog apartitico e chi scrive non possiede nessuna tessera di appartenenza:questa premessa è importante visto che sto per parlare,per la prima volta su queste pagine,in maniera molto esplicita dei cinque stelle e prima che mi si appelli come “pidiota”(insulto tipico dei seguaci pentastellati a chi non concorda con loro)metto le mie carte in tavola.

Come si evince dalla testata del blog sono torinese,e credo sia importante,per una volta,fare con il mio blog testimonianza politica su quanto sta accadendo nel capoluogo sabaudo da quando Chiara Appendino è al potere, ed il tutto ha anche una valenza come esperimento sociologico sull’effettivo valore degli hashtag.

Da qualche tempo una pagina facebook di satira su Chiara Appendino chiamata “CHIARA APPENDINO CHE FA COSE “ ha lanciato l’hashtag #appendinodimettiti e tale hashtag sta piano piano diventando virale come commento social su ogni (numerosa)pagina di satira contro la sindaca (posso dirlo??mi fa orrore scrivere “sindaca” e non “sindaco”questa cosa delle parole sessiste è un’emerita stronzata)e su ogni articolo di cronaca che narra le tragicomiche gesta della Appendino.

Personalmente,sulla pagina facebook di questo mio blog, ho dato il mio contributo alla diffusione dell hashtag #appendinodimettiti e sono curiosa di capire se DAVVERO questo tam-tam social può avere una valenza politica rilevante…la grande domanda è:può un hashtag avere un effettivo riscontro nella vita REALE???

A forza di scrivere ovunque #appendinodimettiti il volere dei cittadini verrà ascoltato e otterremo le dimissioni di un pessimo sindaco??

Servono davvero gli hashtag o sono solo l’ennesima cazzata social con cui occupiamo il tempo in attesa di morire???

Questo sarà un banco di prova interessante per comprendere fino a che punto i social hanno potere sulla vita politica del paese e se DAVVERO ,chi scrive sui social, viene letto dai media e da chi il potere lo esercita e lo detiene.

People have the power??? C ha ragione Patti smith oppure sti hashtag sono un’inutile stronzata?

Ma partiamo dall’inizio…perchè ci tengo anche io a diffondere l hashtag #appendinodimettiti?

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Perchè,anche io,come molti,non vedo l’ora che i pentastellati abbandonino lo scranno del comune di Torino?

Ci sono una moltitudine di ragioni per cui,dopo un solo anno di governo,la Appendino dovrebbe dimettersi per manifesta incapacità.

Facciamo una cronistoria di un anno torinese a cinque stelle e facciamolo con link che documentino in modo effettivo quanto viene riportato,by-passando cosi possibili accuse di “contare balle” da parte dei supporters  della setta a cinque stelle.

Ad ottobre la primissima polemica: le mense scolastiche con la Chiara bocconiana in prima linea per imporre l’uso delle mense anche a chi non le desidera con conseguente divieto di servire acqua a chi si porta i panini da casa.

Sempre in ottobre viene cancellata una importante mostra di Monet e dopo la debacle del salone del libro,anche questo importante evento si trasferisce a Milano.

Passano i mesi e nessuna promessa elettorale sulla riqualificazione delle periferie viene mantenuta:l’ex villaggio olimpico MOI a Mirafiori  continua ad essere sede di occupazioni coatte da parte di clandestini che terrorizzano un intero quartiere (avviene anche lo stupro di una ragazza disabile),ma niente viene fatto in merito.

La città viene abbandonata a se stessa anche visivamente,con erba cosi alta in ogni quartiere periferico che sembra di stare nella savana anziché a Torino,ma in compenso le tasse aumentano del 400% e per la Tasi non si tiene nemmeno piu in conto il modello Isee mentre anche il Torino Jazz Festival viene cancellato cosi come i mercatini di natale ed altre iniziative commerciali che davano respiro agli imprenditori sabaudi .

Già questo sarebbe bastato a definire fallimentare l’operato della sindaca pentastellata ,ma poi, in pochi mesi, avviene un ‘escalation di fattacci da far tremare i polsi.

Per mesi il ritornello cantata dalla Stendins è stato che i tagli erano dovuti ad un buco di bilancio lasciato dall’amministrazione precedente, ma la corte dei conti arriva a smentire la sindaca

Nel frattempo i mezzi pubblici torinesi vanno ancora più a ramengo  ma la svolta negativa che rende un pasticciaccio brutto un vero e proprio DISASTRO è la finale juventina di Champions in piazza San Carlo,il 3 giugno, che per la dabbenaggine di comune,questura e prefettura vede 1527 feriti in ospedale e la morte della povera Erika di 38 anni.

Mentre scrivo, i feriti di piazza san carlo attendono di avere notizie in merito  ad un risarcimento che si annucia miliardario   , ma nessuna dimissione,solo la rinuncia, da parte della sindaca, alla delega sulla sicurezza che deteneva fino alla sera della strage di piazza san Carlo.

I fattacci di Piazza San Carlo inducono la sindaca a fare una stretta sulla vendita degli alcoolici ,ma  anzichè sanzionare i venditori abusivi di bottiglie in vetro che sono stati una delle principali cause di ferimento in piazza,la Chiaretta pensa bene di fare una ordinanza-coprifuoco che vieta la vendita di alcoolici dopo le 20.

La pasticciata ordinanza della sindaca pentastellata ottiene che i celerini, anzichè essere occupati per ragioni di VERA sicurezza (come il sopracitato MOI), si trovino a manganellare chi beve nei dehors e a distruggere gli stessi,causando un danno incalcolabile alla stagione lavorativa degli esercenti dei locali.

Dulcis in fundo ,per la festa patronale di San Giovanni, l’instancabile bocconiana per farsi perdonare dalla totale mancanza di piani di sicurezza in piazza san carlo (del resto, lei, quella sera era a Cardiff, in tribuna vip..ma non si dica mai che i cinque stelle sono diventati la KASTA che tanto odiano…)blinda la città ed ottiene il più penoso San Giovanni di sempre,con tanto di immagini photoshoppate per non mostrare la piazza desolatamente semivuota.

Oggi è il 26 giugno….quindi chissà quante ancora ne combinerà la nostra beneamata sindaca stellata:io mi fermo qui nella narrazione di quanto è avvenuto a Torino in un anno di governo Appendino.

Da Torinese non posso che essere INCAZZATA NERA e nel mio piccolo ci tengo a fare testimonianza di quanto sta avvendendo nella mia amata città,affinchè anche i fallimenti della Appendino siano noti cosi come quelli della sua collega romana Virginia Raggi.

Forse gli hashtag non servono assolutamente a nulla e questo articolo si dimostrerà perfettamente inutile ma, almeno non sarò stata zitta a vedere la mia città,la mia amatissima città,morire,perchè cosi,una città la si ammazza.

Ci sono voluti più di 20 anni per rendere Torino una meta turistica ed un polo di attrazione culturale per eventi di grande rilievo….ed in un solo anno i cinque stelle stanno vanificando l’evoluzione di una città.

Lo ribadisco #appendinodimettiti

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Grazie a Dio non sono juventina

Posted in Costume e società with tags , on 10 maggio 2017 by carlottavox

La juve vincerà la champions???
Si? No?
Questo interrogativo tra poche settimane diventerà  obsoleto, perché a breve si conoscerà l’esito della finale tra Real Madrid e la squadra di Venaria e questo mio post risulterà anacronistico a chi lo leggerà a distanza di mesi o anni dal momento in cui l ho scritto,ma il messaggio che voglio “lasciare ai posteri”è indipendente dal risultato del match.
Da torinese doc,da torinese che abita sulla (nutrita)sponda granata della capitale sabauda, vorrei spiegare, una volta per tutte, che noi antijuventini non siamo tali perché mossi dall’invidia,ma siamo tali in quanto ORGOGLIOSI della nostra diversità rispetto alla squadra a strisce.

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Ho gia’ spiegato in più occasioni che personalmente non credo nel sentimento dell’invidia: non è assolutamente vero che “chi disprezza compra” poiché ,molto più semplicemente,chi disprezza disprezza…e basta..e manco con i saldi si vorrebbe avere o essere  l’oggetto di tale repulsa e ribrezzo.
Ci sono persone per cui non conta il numero di trofei e di vittorie ottenute,nella vita e sul campo,ma COME si è giocata la partita dell’esistenza.

Qua si va nel metafisico,nel politico e nel filosofico,non è più solo questione di pallone.
Conta se si è stati leali,se si è  fatto il possibile e si ha dato il meglio di sé ,combattendo e sudando.
Ci sono vittorie morali che nei palmares non vengono conteggiate ma che si possono appuntare sul petto,per poter camminare a testa alta,senza paura di sfigurare con nessuno.
La juventus è la squadra italiana che ha vinto più scudetti e che domina da anni le classifiche:chi la tifa si sente come avvolto da un manto dorato che ne eleva lo status sociale…diciamo che spesso chi tifa juve lo fa per sentirsi superiore,e se la tira,e del perché in tanti se la menino così tanto, non è chiaro il motivo .

Che poi ci sono anche un sacco di juventini simpatici,educati,civili e tranquilli ma quelli esaltati sono cosi irritanti che viene difficile non generalizzare.

Io, a 40 anni, ancora mi chiedo che gusto si provi a scegliere di tifare per la squadra che vince sempre(non importa come) con i rigori sempre a favore,i tempi supplementari allungati finché non segna e  con i peggiori simulatori ;

la squadra dei padroni;

la squadra che in qualsiasi inchiesta ed intercettazione sugli illeciti sportivi è presente;

la squadra dei nuovi savoia che hanno fatto a Torino il bello ed il cattivo tempo,snaturandone l’identità.

È cosi terribilmente banale essere della juve.
Il detto che Torino è granata,credetemi,è vero: il VERO torinese si è sempre identificato nel TORO…nell essere contro il potere;
nell’ essere operai ma non schiavi;
nell’essere poveri ma sempre con assoluta dignità.

Noi torinesi non siamo dei fighetti, noi siamo “forti come il barbera” e siamo “bogianen” nel senso che non ci spostiamo e non ci muoviamo,tanto rimaniamo saldi dove stiamo,a difendere la nostra terra ed i nostri valori(citofonare Pietro Micca).

La juve poi ha il suo stadium nel comune di Venaria,ha il suo centro sportivo in quel di Vinovo ed i suoi proprietari hanno le proprie attività con sedi legali tra Inghilterra,America ed Olanda…cosa c’entra la Juve con Torino ed i torinesi???
Il sig Marchionne potrebbe tranquillamente trasferire la juve dove c’è la Chrisler, nessuno di noi torinesi doc si offenderebbe,né! Ci hanno portato via tutto…si portino via almeno la juve!
Non c’è niente di più apolide e meno identitario della juve!!!

Poi io riesco pure a rispettare chi le partite le segue con passione, ma la maggior parte dei sedicenti tifosi juventini le partite manco le guarda e dichiara di essere juventino perché è convinto che sia glamour esserlo.

Il Toro non è glamour, non vince uno scudetto da quando sono nata io,ma sapeste come la amiamo noi la nostra bandiera…e come tramandiamo,di generazione in generazione,la favola triste del Grande Torino.
Se non abitate a Torino forse non lo sapete,ma qui,ogni 4 maggio (anniversario della strage di Superga)piove come nel giorno della disgrazia…perché anche il cielo di Torino,ancora piange per capitan Valentino e compagni.
Noi del Toro non vinciamo una coppa italia dal 1992 e la finale della coppa UEFA l abbiamo persa,e siamo andati su e giù dalla serie b cosi tante volte da perderne il conto.
Ci hanno distrutto il Filadelfia,il nostro tempio,ma grazie all instancabile lavoro dei volontari è stato ricostruito e siamo risorti quando stavamo per perdere TUTTO,anche il nostro stesso nome.
La nostra è una storia di lutti,di morte e di tanta sfortuna…e per questo i cosidetti “cugini” ci deridono credendosi superiori, ci dicono che siamo bovini dentro una stalla,ma noi siamo una cosa che loro non saranno mai…POESIA!
Lasciatemelo dire…vale di più uno scudetto vinto 40 anni fa o uno solo conquistato dal Napoli,dalla Fiore o dal Cagliari o dal Verona che 12345 scudetti conquistati con l’ombra del sospetto e delle champions con il nandrolone.
Ed in B è meglio andarci perché si gioca di merda, che non per la condanna di una corte.
Perché la prescrizione non è innocenza.
Perché la prescrizione non è assoluzione e se a TUTTA ITALIA la juve sta sulle balle ci saranno dei validi motivi no???

Saremo liberi di NON tifare per la juve nelle competizioni internazionali perché come italiani non vogliamo essere rappresentati da essa? 

La juve esiste per noi solo in quanto nemesi,come rappresentazione di tutto ciò che riteniamo negativo,odioso,deprecabile e scorretto.
Ancora con la storia dell’invidia???
Potete anche vincerla la champions,cari cugini bianconeri,ma non avrete MAI né la nostra ammirazione e meno che mai la nostra invidia.
Non ci sentiamo rappresentati dalla juve ed ogni vostra vittoria per noi non ha valore.

A noi italiani ci unisce di più il disprezzo per la Juve che non la nostra nazionale.

Non siamo sportivi a pensarla cosi? Allora vorrà dire che almeno questo lo avremo in comune…il non essere sportivi.

Hai un blog???Minkia oh,che fallito!!!

Posted in Costume e società with tags , , on 1 maggio 2017 by carlottavox

-“Dimmi,che lavoro fai?”
-”La scrittrice,ho un blog,tu?”
-”Ho un accappatoio,sono uno jedi.”

 

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Chi ha un blog è spesso preso di mira da meme e vignette che ne sbeffeggiano l’attività:probabilmente dobbiamo tanta antipatia popolare all’invasione di fashionblogger (prounciato FESHONBLOGGHER, tutto attaccato)che guadagnano fior di soldoni solo scrivendo piccoli articoli su borse ed accessori vari,ma se tanta antipatia fosse dovuta solo al successo economico delle fashion-blogger dovremmo semplicemente derubricare tale avversione sotto la voce “invidia rosicante”,mentre penso che l’antipatia di chi sbeffeggia i blog ed i blogger abbia ragioni molto più profonde della mera invidia (sentimento che peraltro io considero molto poco).

La maggior parte di noi blogger ,per quello che scrive,non prende il becco di un quattrino:ogni singola riga la scriviamo esclusivamente per il gusto di scrivere.
Non siamo famosi,non facciamo gli opinionisti in tivvù e di fatto ci cagano in pochi.
A muoverci non ci sono assegni,convenienze e contratti ma pura e semplice passione per la scrittura e desiderio di condividere la nostra personale visione del mondo e delle cose.

Siamo dei patetici coglioni, vero?

Non siamo giornalisti,non siamo scrittori,non siamo stipendiati da nessuno e non abbiamo nessun vantaggio politico,sociale ed economico per quanto scriviamo, però lo facciamo lo stesso, perchè,semplicemente,non ne possiamo fare a meno.

Come diceva Bukowski (autore che personalmente ho divorato ben prima che diventasse,suo malgrado,”carne da social” e materiale per ogni tipo di meme possibile ed immaginabile),chi scrive è come posseduto da “un dono”che ne imbeve anche le ossa ed è una sorta di ossessione di cui ti riesci a liberare solo mettendoti a riempire di parole un foglio bianco.

Scrivere è forse una patologia,ma di fatto si tratta di una patologia che ha come effetti collaterali, per il prossimo, il poter cambiare le prospettive di chi legge.

Il blog è per definizione uno strumento libero ed anarchico (a meno che non venga utilizzato come propaganda o come un mezzo per fare il lavaggio del cervello ad uso e consumo di movimenti politici più simili a sette religiose che a partiti)e dà modo di offrire un punto di vista assolutamente privo dei condizionamenti del potere politico e partitico.

Non siamo il megafono di nessun potere ed il nostro scopo non è quello di influenzare le masse attraverso uno “storytelling” di convenienza .
Noi blogger popoliamo una sorta di “agorà” virtuale dove ,semplicemente, esprimiamo le nostre libere idee di liberi cittadini pensanti che hanno una visione “di sghimbescio” della realtà circostante,delle piccole cose infinitesimali del vivere quotidiano.

E badate che si può “fare politica”anche con un post sui parrucchieri cinesi o sulle vecchie puntate dei Robinson :tutto può essere espressione di un’opionione politica,anche attraverso temi apparentemente futili, banali ed inutili in quanto la politica E’ LA VITA DELLA GENTE.

Noi “blogger sfigati” offriamo un punto di vista non allineato e spesso colmiamo piccole falle che nell’informazione ufficiale di massa mancano.
In più occasioni, le informazioni su parti oscure e scomode della nostra storia le ho trovate sui blog di volenterosi colleghi misconosciuti che hanno condiviso informazioni che, altrimenti ,avrebbero subito l’oblio storico cosi ben descritto dal 1984 di Orwell(un altro testo che viene saccheggiato sui social ma che pochi hanno davvero letto).

Nei paesi come il nostro,dove la libertà di stampa è una barzelletta perchè TUTTE le testate sono assoggettate ad un partito o ad una lobby,sono i piccoli blog “sfigati” di nerds misconosciuti e squattrinati che possono darci una diversa prospettiva.

Probabilmente,chi tanto disprezza l’oscuro volontariato dei nerds scribacchini è un qualcuno che non vuole ascoltare voci provenienti dal di fuori del coro e che non vuole mettere in discussione idee che,essendo di “maggioranza”,sono ottime in quanto tali.

Il conformismo molesto si manifesta ogni volta che si vuole zittire una voce dissonante su un qualunque tema,anche il più banale,perchè differisce dal proprio,minando certezze non poi cosi granitiche come appaiono.
Mai fare a se stessi nessun tipo di domanda che potrebbe minare fragili equilibri spacciati per sicumere.
Chi osa mettere in discussione anche piccole “verità” popolari è destinato alla gogna per definizione,questo è il nostro destino a quanto pare e tocca farci il callo senza averne troppa pena.

In conclusione….si….avete ragione voi…noi blogger non siamo giornalisti,non siamo scrittori e siamo solo degli sfigati che digitano compulsivamente su una tastiera e liberano i propri pensieri nella vastità del “che cazzo me ne frega”,ma è la nostra natura,e al contrario di chi tanto ci deride,non siamo addomesticati né addomesticabili….in quanti possono dire la stessa cosa?

Il necrologio che santifica e zittisce chi dissente

Posted in Costume e società with tags , , , , , , on 21 aprile 2017 by carlottavox

Si sà,quando muore qualcuno il caro estinto si trasforma immediatamente in “BUONANIMA”,manco partisse,dalla salma, una sorta di raggio laser di “evoluzione” come i pokemon o i digimon o i super sayan di “DRAGON BALL”.
Poco importa se la salma in questione,in vita,fosse un bastardo o un coglionazzo puccettone di prima categoria:nel momento in cui si decede,anche Adolf Hitler o Pol Pot, dalla categoria “anticristo”, passano immediatamente al rango di “buonanime” e “cari estinti”.
Tutto questo grazie ai prodigiosi poteri dell’ipocrisia popolare,spesso retaggio del cattolicesimo, di chi non valuta e non giudica OBIETTIVAMENTE le persone per ciò che hanno compiuto in vita,ma preferisce valutarli solo alla luce della pietà della morte che,comunque,a tutti tocca(buoni o cattivi).

Ancora differente e più variegato il discorso quando a morire è un personaggio celebre,un VIP:avviene attraverso i media una vera e propria santificazione multimediale che parte dal tg del mattino,passa per svariate puntate della tivvù del pomeriggio e ha il suo zenith nel ricordo serale di Mollica al Tg1.

Nel momento in cui un personaggio importante muore,tutti i suoi peccati vengono lavati, cancellati (ve l’ho detto che è un tutto un retaggio del cattolicesimo…)ed il morto eccellente diventa una semi-divinità che profuma di incenso e violette.
Si tessono lodi e si ricamano necrologi dove la parola “GENIO” viene usata come un AMEN che tutto zittisce e sotterra.

Recentemente Dario Fo,in occasione della sua dipartita,è stato celebrato come un’eccellenza della cultura italiana (personalmente sostengo che anche chi assegna i Nobel può prendere delle colossali cantonate:errare è umano)e lo si è definito un GENIO bacchettatore del potere:lo stesso Dario Fo prima repubblichino,poi compagno ed infine grillino che ha cambiato bandiera nel tempo,a seconda di come variava il vento del potere????
Dario Fo dipinto e celebrato come un alfiere della libertà,della verità e della giustizia,lo stesso Dario Fo che attraverso “SOCCORSO ROSSO” finanziava e difendeva gli assassini terroristi,sostenendo che uccidere dei fascisti non fosse un reato(poco importa che “i fascisti” massacrati fossero studenti di 19 anni come Sergio Ramelli o ragazzini come i fratelli Mattei del rogo di Primavalle)????

Niente di tutto questo è stato rammentato nel De Profundis a Dario Fo:solo celebrazioni,elogi sperticati,OMISSIONI senza la possibilità di poter avere un contraddittorio obiettivo e non di parte.

Io con questo mio post voglio semplicemente dire che NON BISOGNA DAVVERO SANTIFICARE ED INCENSARE NESSUNO!!!Un morto non diventa santo e geniale solo in quanto defunto:rimane sempre una persona e come tale và considerata,nel bene e nel male,senza omissioni di comodo!!!

In questi giorni,ad esempio,è venuto a mancare un personaggio che,nel bene e nel male,ha fatto la storia della tv e della radio italiana:Gianni Boncompagni.
Ora…io lo so che in tanti hanno amato ALTO GRADIMENTO e che per il periodo in cui andò in onda fu sicuramente un momento di rottura con i riti-ritriti dello spettacolo italiano del tempo,ok,però a risentire oggi quelle registrazioni,siete ancora certi che fossero poi cosi geniali???
ATTENZIONE…per me GENIALE è un qualcosa che supera il tempo e lo spazio ed eleva lo spirito…qualcosa che non è MAI datato,non puzza mai di vecchio e profuma di fresco anche a secoli  dalla sua creazione.
Erano poi cosi geniali le pernacchie di Bracardi,analizzate senza il velo della nostalgia di chi le ha vissute con l’orecchio incollato alla radio a transistor degli anni 70?
Scusatemi,non voglio essere irrispettosa,ma tutti voi davvero pensate che tutto quello che ha fatto Boncompagni fosse GENIALE???
La ballerina di Siviglia era geniale??I fagioli da contare nel vaso erano geniali?
Le giovani lolite smutandate in playback erano geniali?
Non vi siete mai sentiti presi per il culo,come spettatori,da tutto questo???

La mia personalissima opinione,opinabilissima e trascurabile ed insignificante,è che Boncompagni abbia fatto trasmissioni radiotelevisive di una stupidità insultante,della spazzatura concepita apposta per prendere in giro il pubblico,che invece di snobbarlo come avrebbe meritato,l ha sempre celebrato come un dissacratore di genio.
Invece di educare il pubblico a qualcosa di più alto (e Boncompagni era indubbiamente persona colta ed intelligente),invece di insegnare qualcosa di culturalmente elevato alla massa (ricordiamoci che dobbiamo la diffusione della lingua italiana alle lezioni tv del maestro Manzi: l’Italia non l ha unita Garibaldi,ma la rai tv) ,invece di far evolvere il gusto dello spettatore medio,Boncompagni ha offerto via etere la lobotomia per potersi rotolare felici nelle feci, come stercorari.
Da “NON E’ LA RAI” in avanti è passato il concetto che per stare in tivvu’ non era più necessario nessun talento e nessuna preparazione professionale adeguata…bastava ammiccare alla telecamera..et voila’.
“NON E’ LA RAI”e successivamente “IL GRANDE FRATELLO” eppoi “UOMINI E DONNE” hanno riempito i nostri schermi di gente assolutamente inadeguata a fare spettacolo,sedicenti SHOWGIRLS e TRONISTI che, senza arte né parte, si sono trovati sotto le luci della ribalta senza merito alcuno (salvo poi uscire di scena in malo modo con un carico di delusioni e dipendenze di vario tipo).
Per me questa non è GENIALITA’,semmai FURBIZIA,abilità,scaltrezza nel saper cavalcare la voglia di disimpegno a proprio uso e consumo..ma non mi parlate di GENIALITA’,per piacere.

Non sempre,soprattutto in Italia,ha successo ciò che VERAMENTE vale ed è portatore di progresso,verità e bellezza e non sempre bisogna credere ai necrologi che incensano e tessono lodi senza possibilità di poter dissentire.

Attenzione a chi ci vuol tappare la bocca ed i pensieri infliggendoci “verità” e tesi preconfenzionate da altri,attenzione perchè il confine tra “opinione diffusa” e lavaggio del cervello è incredibilmente labile.

John Hughes e le commedie americane degli anni 80

Posted in Cinema with tags , , , , , , on 24 marzo 2017 by carlottavox

Lo confesso: ho un debole per le commedie giovanilistiche americane degli anni 80.
Sarà che gli anni 80 sono stati,probabilmente,l’ultimo decennio di disimpegno e spensieratezza che abbiamo vissuto;sarà che io negli 80 ero una bambina già ammalata di cinema che stava sempre con il naso ficcato tra le pagine di CIAK o attaccata al vhs di casa a riguardare film su film ,ma il decennio a cui sono più legata, a livello cinematografico, sono gli anni del cosiddetto edonismo reaganiano.
Sì,il mio regista preferito resta da sempre Martin Scorsese;voglio più bene a Clint Eastwood che a mia nonna e sono innamorata di Sorrentino,Virzi’,Monicelli,Scola e non dimentico i fondamentali come Kubrick,De Sica padre o Fellini…ma se sono sola a casa,puoi star certo che nel lettore dvd girerà una commedia americana degli anni 80.
Si si….Wenders è un visionario,Lynch uno psicopatico di genio, mentre Tarantino,lo sapete,mi sta sui coglionima stavolta non si parla di maestri celebrati…a sto giro si parla di John Hughes.
Dobbiamo a John Hughes i migliori film sull’adolescenza della nostra infanzia:Gus Van Sant sarà anche il cantore dei marchettari dell’idaho o dei paranoid park dei delitti senza castigo….ma è tempo di dare il giusto tributo a John Hughes.
Il robottino Bender del cartoon-cult “FUTURAMA” prende il nome da uno dei giovani personaggi di “BREAKFAST CLUB”:il meritato omaggio ad un regista che, in vita (è morto a soli 59 anni nel 2009), è sempre stato bistrattato dalla critica di settore ma che è stato amatissimo dal pubblico.

Locandina italiana Breakfast Club
“BREAKFAST CLUB” è lento,didascalico nella sua rappresentazione di vari stereotipi giovanili del periodo (la darkettona,lo sportivo,il nerd,la snob,il ribelle):direi che è semplicistico e sbrigativo nelle dinamiche psicologiche che si susseguono.
Se vogliamo essere onesti al 100% ,“BREAKFAST CLUB” è pure parecchio pretenzioso con la sua sociologia da rotocalco, però non puoi non farti coinvolgere dal balletto scatenato e liberatorio nella biblioteca,con Emilio Estevez che prende a calci tutto quello che incontra con delle Nike che sarebbero di gran moda soprattutto oggi.
E che dire del look alla Siouxie di Ally Sheedy e del carisma di Judd Nelson, che riesce ad indossare il cappottone sopra la giacca jeans e la camiciona a quadri ?
I cinque ragazzi in punizione, in poche ore di isolamento, risolvono praticamente tutti i propri conflitti interiori in un’ auto-analisi collettiva che dallo psicoterapeuta non sarebbero bastati ANNI di lettino e carrettate di dollari in parcelle.
Chi ci crede????Ma il cinema è sogno,speranza,desiderio di leggerezza e voglia di riscatto.
Secondo voi il professore si sarà sentito ferito o toccato dalla lettera/tema finale dei ragazzi???Ma che poi cosa c’è scritto di così profondo in quel tema????
Masticazzi…corriamo fuori con le nostre enormi spalline anni 80 e cantiamo a squarciagola “DON’T YOU FORGET ABOUT ME” con le braccia alzate…ma che bello,signora mia…che bello!!!!


Le mutandine di Molly Ringwald date in pegno a Anthony Micheal Hall in “UN COMPLEANNO DA RICORDARE” ed il ragazzo dei tuoi sogni che ti insegue per tutto il film eppoi ti porta via con un bolide rosso fiammante: è credibile??
Ma chi se ne fotte…in mezzo ci sono i fratelli Cusack giovanissimi,le avventure del giapu ciucco ed erotomane e Micheal Hall che cammina con in sottofondo la sigla dello storico telefilm anni 50 “DRAGNET ”.
Matthew Broderick in “UNA PAZZA GIORNATA DI VACANZA “ è il golden boy che tutti amano e nessuno riesce mai a cogliere in fallo:sale abusivamente su un carro per cantare in playback ed invece di essere picchiato e sputato, viene osannato dalla folla come una rockstar…è realistico??
Ma chi se ne frega…tutti sogniamo di prendere la macchina e vagare come dei cazzoni senza meta,cosi,come se facessimo sega da scuola e avessimo ancora 16 anni.
Signora mia,il cinema è anche evasione.

Locandina Un biglietto in due
“UN BIGLIETTO IN DUE” è il più spassoso film comico che sia mai stato girato,roba che io l avrò visto almeno 20 volte ma sento ancora il bisogno di rivederlo almeno una volta all’anno e rido per tutto il tempo,ma poi,quando Steve Martin si porta John Candy a casa sulle note di “EVERY TIME YOU GO AWAY” ci casco sempre come una ciula,e piango…perchè nei film di Hughes c’è sempre il posto per i sentimenti più puliti che fanno bene al cuore.

Di “UN BIGLIETTO IN DUE” è stato fatto anche un remake,”PARTO CON IL FOLLE”,che però nonostante la bravura degli interpreti  non possiede lo “Hughes Touch”che rendeva lievi e mai volgari storie capaci di far sorridere,sognare e commuovere.
“IO E ZIO BUCK” sarà anche un filmetto mediocre,ma la facciona di John Candy da sola vale la ripetuta visione,che un altro come lui non l’avremo più e la sua mancanza si sente forte.

Risultati immagini per john candy

Commedie leggere,con giovani protagonisti dalle faccette carine ma non troppo espressive,ma senza i film scacciapensieri di Hughes,con quelle colonne sonore irresistibili,non avremmo mai avuto un piccolo capolavoro che brilla di luce propria,nella sua cristallina perfezione, come “NOI SIAMO INFINITO” del 2012.
Nel frattempo il genere “commedia adolescenziale” si è evoluto fino a sfiorare il sublime di “NOI SIAMO INFINITO” e “DONNIE DARKO” ma, senza John Hughes ,il coniglio spettrale di Donnie non avrebbe mai annunciato assolutamente nulla.

Le commedie americane degli anni 80 noi quarantenni del nuovo millennio le portiamo dentro e senza Chevy Chase,John e Jim Belushi,Dan Aykroyd,Eddie Murphy,Bill Murray,Steve Martin,l’indimenticabile John Candy e la Whoopy Goldberg di “JUMPING JACK FLASH” so per certo che i miei ricordi infantili non sarebbero così belli.

 

Misantropia e capelli

Posted in Costume e società with tags , , on 16 marzo 2017 by carlottavox

Come ho scritto in più occasioni,il mio modello estetico di riferimento è Patti Smith:il suo stile da gattara rock mi ha conquistata,ma anche una donna con tendenza clochard come me,ogni tanto,ha bisogno di sistemare e tagliare la chioma, onde evitare di essere scritturata come comparsa per il remake di Jumanji.
Una donna che va a tagliarsi i capelli, però,non va semplicemente a sfoltire peluria ed eliminare doppie punte:andare dalla PENNOIRA (come noi torinesi chiamiamo i coiffeur di sesso femminile)è sempre un evento ESISTENZIALE.
Qualsiasi cambiamento frulli nella testa di una donna,inizierà sempre nel salone di un parrucchiere,ricordatelo!
Prima di prendere qualunque decisione importante riguardante la propria esistenza;prima di varcare qualsiasi tipo di bivio,ogni donna prima farò una capatina dalla PENNOIRA per rivoluzionare la sua immagine, oppure per mettere ordine a idee,frange e ciuffi.
Io ho la sfortuna di avere i peggiori capelli possibili,ereditati da mio padre (le uniche eredità paterne sono state genetiche):finissimi,sottili che manco la filigrana,sensibilissimi all’umidità,mossi e pure grassi…anche una piega realizzata da un parrucchiere con laurea in ingegneria spaziale e brevetto nasa,sui miei flosci capelli dura meno di 7 minuti lordi.
Ogni costruzione tricotica, sulla mia crapa, si affloscia peggio di un souffle’ e diventa una poltiglia indefinita che conferisce alla mia figura il tipico aspetto da barbona che mi contraddistingue.
A causa di queste problematiche ho abbandonato da tempo immemore la speranza di poter avere un aspetto rispettabile ed ordinato come qualunque altra donna,ma,anche per me, andare dalla PENNOIRA è un atto importante del quotidiano vivere.
Come già sapete,poi,ho la particolarità di essere una donna misogina e niente mi procura più orticaria del trovarmi in un gineceo circondata da altre donne in vena di chiacchierare .
Ho passato interi pomeriggi in coda dalla PENNOIRA,aspettando il mio turno pur avendo prenotato da giorni,a sorbirmi ore ed ore di chiacchiere sui tronisti o sui naufraghi dell’isola dei famosi che si scopano tra loro.
Ho subito in filo-diffusione i peggiori abomini del pop italiano più becero,con l’unica variante di interminabili compilation di musica latina, perchè pare che buona parte delle pennoire,fuori dal proprio salone,siano delle provette danzatrici di salsa e bachata.
Spesso mi sono portata dietro un libro,pur di isolarmi dal chiacchiericcio mondano, suscitando però occhiate di disapprovazione da parte delle altre clienti per non tenere sulle gambe,anche io, le riviste di spetteguless fornite dal salone.
Il momento più difficile, è poi sempre stato quello in cui sotto forbici e phon ci sei tu e sei tenuta a rispondere ad un fuoco di fila di domande sulla tua vita personale e professionale da parte delle altre clienti e della pennoira stessa,che manco ad un colloquio di lavoro.
Sono uscita da vari negozi di PENNOIRE in cui sono stata con i capelli in ordine,il portafogli troppo spesso vuoto e con un’emicrania terrificante,fino a quando,pochissimo tempo fa,ho osato l’inosabile:sono andata da dei parrucchieri cinesi!!!!!

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Leggende metropolitane narrano di donne che sono entrate da parrucchieri cinesi con una folta chioma e sono uscite con tutti i capelli bruciati che odoravano di involtini primavera ed altre che sono state rapite per cucire palloni e finte borse di Prada:sui parrucchieri cinesi abbiamo sentito le peggio cose.
Intimorita dalla vulgata popolare ma desiderosa di non subire più tutte le cose che ho appena descritto, sono entrata in un salone cinese in punta di piedi e con la perenne sensazione che sarei finita all’inferno ed invece ho trovato il mood ideale per una misantropa misogina come me.
Non ho trovato pentoloni contenenti zuppe di cane e nemmeno bambini incatenati per terra con ciotole di riso accanto: ho trovato invece una pulizia straordinaria,prodotti in vendita in qualunque supermercato e soprattutto un rigenerante SILENZIO!!!
Niente musica de mmmmerda in sottofondo,niente chiacchiere inutili,NIENTE ATTESA e NIENTE PRENOTAZIONE e dopo meno di 40 minuti di lavoro minuzioso,preciso, svolto in assoluto e meraviglioso silenzio, sono uscita con i capelli in ordine ed un senso di leggerezza che non avevo mai avuto dopo una seduta da una qualunque pennoira compaesana.
Io sono perfettamente al corrente delle problematiche fiscali di cui sono vittime le pennoire e gli artigiani italiani in genere a causa del disgraziato STUDIO DI SETTORE :sò che i prezzi dei saloni italiani non potranno mai essere bassi come quelli dei saloni cinesi (per colpa di chi ci governa che non fa che tartassare le piccole imprese italiane,affossandole) e questo mio articolo non vuole essere una condanna a chi svolge un lavoro nobile ed utilissimo,solo,vorrei che le parrucchiere italiane prendessero esempio dai colleghi cinesi per puntualità e compostezza.
Ho avuto modo di confrontarmi con diverse amiche e quasi nessuna di loro gradisce le ciarle da parrucco e nessuna di loro ama passare ore ed ore di attesa in un’atmosfera strapaesana di sbraco da comari.
Il silenzio è d’oro,anche e soprattutto quando ci si fanno i capelli,visto il significato esistenziale di tale rito.

Andare a tagliarsi i capelli non è confessare ogni cosa di sé come dal prete:c’è probabilmente un retaggio cattolico al modo di intendere il ruolo di parrucchiera nel costume italiano.

Sarebbe bello che lo stile di cui sono assolute regine le nostre brillanti professioniste italiane, GIUSTAMENTE rinomate anche e soprattutto per la qualità dei prodotti utilizzati, si traducesse anche in una maggiore sobrietà comportamentale.

Così facendo anche i saloni italiani saranno in grado di competere, sotto ogni aspetto, con i concorrenti orientali:conosco moltitudini di donne che, pur di non doversi sorbire il modus operandi caciarone qui descritto di tante pennoire italiane, sono passate “al lato oscuro” made in china.

La compostezza è importante quanto la qualità dei prodotti usati ed anche essa fa parte dei metri di valutazione per avere la piena eccellenza.

Per ogni parrucchiere cinese che ha imparato l’importanza fondamentale della pulizia e dell’utilizzo di prodotti sicuri, si apprenda ,da parte dei professionisti italiani, l’uso di non buttare tutto sempre in caciarca in quanto italiani.

Se dobbiamo PER FORZA intendere il salone da parrucchiera come un confessionale forzato o una sagra di paese i cinesi,per quanto mi riguarda,trionferanno sempre,con il loro millenario silenzio e la loro rigida impenetrabilità.