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SULLA MIA PELLE e senza paraocchi ideologici

Posted in Cinema with tags , , , on 15 ottobre 2018 by carlottavox

Diciamolo subito,senza giri di parole: “Sulla mia pelle”,il tanto discusso film che narra la storia di Stefano Cucchi,è una pellicola che dovrebbe avere la massima diffusione possibile.

Spesso si criticano le produzioni cinematografiche di netflix argomentando che stanno cambiando in negativo il MODO di usufruire dei film,non più nelle sale tradizionali ma attraverso i device e l home video,ma proprio quando si raccontano storie vere di una tale urgenza civile, è necessario che la pellicola in questione sia alla facile portata del maggior numero di spettatori possibili.

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L’amara vicenda del geometra-spacciatore morto in carcere per le violenze subite, offre spunti di riflessione su cui si dovrebbe interrogare qualunque cittadino italiano,indipendentemente dal colore politico di appartenenza.

Non vi sto a ri-raccontare,per l’ennesima volta,una vicenda nota anche ai sassi:quello che mi preme dire,attraverso qs articolo, è che credo che nessuna fazione politica dovrebbe cercare di “mettere il cappello” sulla tragedia Cucchi.

Sbaglia chi glorifica Stefano come un eroe a cui dedicare piazze e monumenti;

Sbaglia chi punta il dito contro TUTTE le forze dell’ordine mortificando,per pochi delinquenti che abusano del potere della divisa,un’intera categoria di lavoratori e servitori dello stato che si immola per la nostra sicurezza per pochi euro al mese;

Sbaglia chi condanna tout court Stefano dicendo “era uno spacciatore e se l’è cercata quella morte violenta”.

Sbagliamo tutti,signori,a cercare di dare un colore politico ed ideologico e a SEMPLIFICARE una vicenda incredibilmente sfaccettata come quella di Cucchi.

Cucchi non era un eroe; i carabinieri, intesi come intero corpo, non sono ACAB…non ci deve più essere spazio per facili slogan da centri sociali o per indignazioni da mercato rionale…non c’è il rosso e non c’è il nero in questa vicenda.

Ci deve essere,semmai, la sacrosanta incazzatura di noi cittadini italiani di fronte ad una storia di malagiustizia,di soppruso e violenza e soprattutto di burocrazia volutamente cieca di fronte ad un’evidentissima barbarie insabbiata per anni.

Generalizzare e fare di tutta quest’erba un fascio è il più grande degli errori: la vicenda di Cucchi deve semmai essere un monito, affinché chi lavora nell’ambito di sicurezza,giustizia e sanità compia BENE il proprio dovere, senza mai più far avvenire storie mostruose di questo tipo.

CHI HA SBAGLIATO DEVE PAGARE,ma

noi cittadini italiani dobbiamo continuare ad avere fiducia nelle nostre istituzioni e dobbiamo poterci rivolgere con fiducia e rispetto alle forze dell’ordine,perché la barbarie di pochi non classifica un’intera categoria di onesti lavoratori che compiono il proprio dovere con amore e passione.

Che la vicenda Cucchi serva,semmai, a tutti quanti noi come un memento perpetuo di tutto quello che non deve essere fatto in uno stato di diritto…senza per questo farne una strumentalizzazione politica.

È interesse…DEVE essere interesse di TUTTI noi italiani ,di destra o di sinistra,che la verità salti sempre a galla e che chi ha sbagliato paghi duramente per i delitti commessi.

Sicuramente Cucchi non era un eroe e non deve diventare il santino di una sinistra alla canna del gas,ma è stato CERTAMENTE una vittima brutalizzata dalla barbarie di alcuni facinorosi.

Giustizia deve essere fatta tenendo,appunto,conto che nessun essere umano,innocente o colpevole che sia,deve morire MALE come è morto Cucchi mentre era sotto custodia dello stato.

Vedere qs film mi ha fatto stare male…non deve più succedere una simile barbarie..ma che la storia di cucchi sia un monito per migliorare il ns sistema…non la scusa per l ennesima lotta politica.

Guardatelo SULLA MIA PELLE…guardatelo senza paraocchi ideologici,augurandoci che ogni ingiustizia possa essere svelata ed adeguatamente punita.

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STEVE MC QUEEN,L’ANTI-EROE BIPOLARE DAL CUORE DI BURRO

Posted in Cinema with tags , , , , , on 28 settembre 2018 by carlottavox

Sono profondamente affascinata dalle contraddizioni,sono intellettualmente colpita dalle persone e dalle scelte controverse e contraddittorie:non a caso, a rivoluzionarmi il cuore e la testa, da ragazza, fu una scritta che scorreva sui mega-schermi dello ZOOTV degli u2 “CONTRADICTION IS A BALANCE”,ovvero “la contraddizione è la bilancia”.

La contraddizione e la somma di esse è davvero un bilanciamento tra il bene ed il male:la cosidetta “bipolarità” di una personalità, altro non è che l’eterno oscillare tra follia e buon senso,l’eterna lotta tra la negatività e la bontà,tra il buio e la luce.

Le figure storiche che più mi affascinano e più mi fanno venire voglia di “saperne” su di loro,sono sempre personalità che potremmo definire “borderline”, sospese tra dissoluzione e santità.

Amo documentari su personalità complesse che appaiono in una certa maniera,ma che poi ,scavando oltre la superficie del comune sentire,si rivelano completamente differenti ed in contraddizione con la propria immagine pubblica.

Uno nessuno e centomila,per intenderci.

Un uomo che ha sempre attirato la mia attenzione per la sua contradditorietà è (parlo volutamente al presente, perchè certe personalità sopravvivono alla morte fisica) sicuramente Steve Mc Queen.

THE KING OF COOL: quello “con una vita spericolata ed esagerata”;l’ icona di stile ed eleganza che ancora oggi gli uomini di ogni età imitano nel look;il pilota abituato all’alta velocità;il motociclista che saltava oltre le recinzioni in una perenne Grande Fuga;la STAR che bucava lo schermo e lo sciupafemine incallito.

Testimonianze e biografie ci parlano di un Mc Queen irascibile,violento,taccagno e maleducato:leggendarie le sue sfuriate sul set e negli uffici di produzione per ottenere il massimo possibile a livello contrattuale,tanto determinato ed attaccato al denaro da riuscire a diventare una delle STAR più pagate e libere della storia del cinema.

Sessualmente bulimico come il Presidente Kennedy (che non a caso lo adorava: JFKsi faceva proiettare i film di Mc Queen nel suo cinema privato alla Casa Bianca),sistematicamente infedele a tutte le sue tre mogli,è stato uno dei piu’ grandi “tombeur de femmes” di Hollywood-Babilonia,uno che non aveva bisogno di orge, “perchè L’ORGIA, era già egli stesso”.

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Un Mc Queen birichino mostra il pene durante una sessione fotografica glamour

La reputazione di Mc Queen era pessima:era considerato nel suo ambiente più che altro un grandissimo puttaniere ed un bastardo di prima categoria.

Era un grande consumatore di cocaina,fumava quantità industriali di erba ed era un fortissimo bevitore di birra “Old Milwaukee”.

Era spesso paranoico e preda di attacchi d’ira e violenza spaventosi.

Steve aveva trascorso un’infanzia miserrima, degna di un libro strappa-lacrime di Dickens: abbandonato dal padre in tenerissima età (Billy Mc Queen era un pilota alcoolista),aveva una madre disperatamente alcoolizzata,prostituta e con una tendenza autodistruttiva che la portava sempre a sposarsi con gli uomini peggiori,che poi picchiavano Steve.

Abusato da bambino,rinchiuso in istituti correzionali da adolescente,Mc Queen imparò presto che “la vita è una fregatura” e si porto’ appresso questa convinzione per buona parte della sua breve ma intensa vita.

Diffidente,solitario,Mc Queen ebbe rapporti burrascosi con le donne perchè tendeva a non fidarsi mai di nessuna,con la madre che le era toccata in sorte.

Eppure,nonostante tutto questo elenco spaventoso di dipendenze,mancanze e difetti comportamentali anche gravi,Mc Queen aveva un’umanità profondissima,una recondita bontà che traspariva dai suoi leggendari occhi blu,gli occhi di una creatura guardinga e fondamentalmente indifesa, come un bambino cresciuto troppo in fretta,suo malgrado.

La cosa che più mi ha affascinato,nel segno della contraddizione e del bipolarismo della mia introduzione,è che nonostante Mc Queen avesse una pessima fama e terribili difetti,nascondesse un lato incredibilmente dolce e generoso.

Dal primo momento in cui ha potuto disporre di ingenti somme di denaro grazie al suo status di star,Mc Queen non ha mai smesso di fare beneficenza,in modo assolutamente anonimo e slienzioso,senza alcun clamore e sfuggendo all’attenzione mediatica.

Per decenni i ragazzi degli istituti correzionali,delle periferie e degli ospedali hanno ricevuto denaro,attrezzature sportive,vestiti ed ingentissime somme di denaro da parte di Steve.

Steve amava fare volontariato ai bambini negli ospedali,era un padre dolcissimo,presente ed affettuoso ed era sua premura che ogni fanciullo avesse a disposizione ciò che lui non aveva potuto avere nella sua terribile infanzia.

Fece volontariato anche quando i polmoni non reggevano piu’ e la tosse lo squassava: le sue ultime volontà disposero che una fondazione appositamente creata ,la MC QUEEN CHILDREN TRUST,devolvesse la maggior parte dei diritti dei suoi 28 film ai bambini in difficoltà.

Altro sintomo di bipolarismo:Mc Queen è ancora universalmente noto per aver imposto il suo stile ed il suo modo di essere sulla moda,influenzando il guardaroba di generazioni di uomini con i suoi capi feticcio come i pantaloni chinos,i cardigan e le giacche di pelle,il bomber,gli occhiali da sole Persol 714sm ,le camicie jeans e il Rolex Explorer…

ma, negli ultimi anni della sua vita, abbandonò completamente la propria immagine glamour per adottare un look trasandato che prevedeva una barbona incolta alla ZZ TOP, berretti da camionista,jeans sdruciti e camicioni a quadri da boscaiolo.

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Una delle ultime foto di Steve Mc Queen  scattate da Barbara Minty

Ai party nelle ville Mc Queen preferiva le officine e passò gli ultimi mesi della sua vita abitando con la terza moglie Barbara Minty in un hangar,imparando a pilotare il suo Stearman giallo,lo stesso aereo dal quale vennero poi disperse le sue ceneri nell’Oceano Pacifico.

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Era un uomo complicato in cerca di semplicità:si svegliava presto al mattino ed amava trascorrere le giornate in officina a trafficare con moto ed auto e chiaccherando con i meccanici:era un uomo che amava passare le giornate davanti alla tv o in giro per i mercatini di antiquariato e che adorava gli hamburger e la birra, prima di andare a letto presto,non oltre le nove di sera.

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A differenza di certi personaggi che hanno fatto della propria malattia un business ,Mc Queen nascose, fin quando gli fu possibile, il suo cancro terminale e scelse di morire in una clinica di medicina “alternativa” sperduta in un angolo remoto e miserrimo del Messico.

 

Giornalisti avvoltoi sbatterono la foto del suo macilento cadavere in prima pagina,ma lui se ne andò in pace,confortato nell’ultimo anno della sua vita, dalla Fede ritrovata in Dio.

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Il ribelle per antonomasia,il bad boy di Hollywood, lasciò questo Mondo finalmente pacificato con il suo passato ed il suo presente,lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi figli e delle sue tre mogli,oltre che un segno indelebile nel cuore di noi fans.

Steve Mc Queen ha cesellato sullo schermo la figura dell’anti-eroe,l’uomo complesso e tormentato destinato alla sconfitta;l ‘uomo “che non deve chiedere mai” ,duro e puro che non piange, ma che si lecca le ferite in silenzio,lontano da occhi indiscreti.

Steve ha rappresentato,meglio di chiunque altro,la figura del “grande perdente”,del solitario;del loser che guarda il Mondo di traverso, con in bocca un sorriso amaro e a quasi 40 anni dalla sua prematura scomparsa continua ad essere una figura di grande fascino e carisma proprio per la sua natura bipolare e contraddittoria,profondamente umana.

Un uomo,un vero uomo,tra gli uomini.

13 Reasons Why:il male di vivere 3.0

Posted in Cinema with tags , , , on 10 luglio 2017 by carlottavox

Sarà colpa della crisi, che ci lascia sempre meno soldi nelle tasche e sempre meno voglia di uscire a socializzare (per dirsi cosa,poi?E a chi?);
Sarà che “fuori piove un mondo freddo” e sempre più raramente si ha voglia di abbandonare il proprio sicuro nido domestico per paura di essere vittime di stragi ed attentati terroristici;
Sarà che tra canali satellitari,streaming,download e NETFLIX ogni giorno c’è la possibilità di poter vedere delle nuove serie televisive di qualità spesso eccelsa…saranno probabilmente tutte queste cose insieme….ma….il dato di fatto,innegabile, è che il nuovo MUST del decennio non è più “fare cose e vedere gente”,ma è lo stare tappati in casa a spararsi ore ed ore di puntate di telefilm.
C’è chi lo fa da solo;c’è chi lo fa in coppia (come la sottoscritta) o c’è chi raduna amici in salotto per maratone di stagioni e stagioni di serial,questi sono dettagli,il dato  inconfutabile è che le serie televisive sono diventate la nostra nuova (e più interessante…lo dico da atea) religione.
La prima serie che ho amato appassionatamente (e che ho rivisto ogni qualvolta è stata ri-trasmessa) è stata I SOPRANO,con il meraviglioso e mai abbastanza rimpianto James Gandolfini.
I SOPRANO sono stati un serial rivoluzionario,di qualità superlativa, che però qui in Italia non è stato compreso:per gridare allo scandalo della rappresentazione non lusinghiera degli italo-americani,in troppi si sono persi un CAPOLAVORO che non sfigurerebbe accanto ai migliori film di Scorsese.
Dopodichè, penso di aver visto almeno 4 volte tutte le stagioni di SEX AND THE CITY (amando appassionatamente i personaggi di Samantha e Miranda,ma trovando insopportabili i tira e molla di quella frignona di Carrie con quel coglionazzo di Mr Big)ed ultimamente,con il mio compagno,ci siamo ri-visti da capo entrambe le stagioni di GOMORRA (complimenti a chi ha saputo trarre qualcosa di buono dall’inutile Saviano),imparando a memoria le battute di Don Salvatore Conte,pur essendo piemontesi e decisamente poco avvezzi al dialetto napoletano.
Io ed il mio consorte ci siamo divorati sia 1992 che 1993 con Stefano Accorsi ed il divino(e bonissimo) Guido Caprino …però,se devo dire quale serie mi ha emotivamente più coinvolta non ho dubbi :13 REASONS TO WHY.
13 REASONS TO WHY è il perfetto connubio tra passato e presente:una commedia umana sospesa tra la tecnologia del presente,la nostalgia del passato ed una raffigurazione della solitudine,della depressione e della prevaricazione violenta che purtroppo sarà eterna.
Ambientato in un piccolo college della profonda provincia americana,tra cheerleaders ed atleti che fanno a gara per chi è più popolare,a spese dei ragazzi più timidi e meno inseriti nel tessuto sociale della scuola ,13 è il TWIN PEAKS del terzo millennio:decisamente meno visionario ma indubbiamente più comprensibile ed umanamente toccante dell’opera di Lynch.
Se la terza serie di TWIN PEAKS,attesa per 25 anni ed attualmente in onda,appare più come la masturbazione visiva di un regista pazzo e geniale,13 è la serie perfetta per riflettere su temi come il bullismo,la depressione giovanile,il suicidio e la difficoltà di crescere e di trovare il proprio posto nel Mondo.
Annah Baker, dicissettenne sensibile e complicata,prima di ammazzarsi, registra 13 facciate di audiocassette(si…audiocassette,non l’unico elemento vintage della serie) che narrano della sua lenta ma inesorabile escalation verso il suicidio…da piccoli fatti apparentemente insignificanti(a patto di non essere un’adolescente fragile ed insicura) a violenze e prevaricazioni spaventose…il tutto in un ambiente di crescente omertà dove proprio chi è più popolare ha più cose da nascondere.
Praticamente I PECCATI DI PEYTON PLACE 3.0 con uno stile registico che ricorda molto da vicino le atmosfere oniriche e vintage di DONNIE DARKO,capolavoro generazionale di cui ho scritto anni fa,e con quel sapore anni 80 che emerge prepotentemente nella colonna sonora new wave.
Lo spirito del sempre amato IAN CURTIS volteggia su tutta la serie:la prima puntata si apre e si chiude sulle note di LOVE WILL TEAR US APART dei Joy Division,ed i Joy Division tornano in forma di cover in ATMOSPHERE,che accompagna una delle ultime puntate cruciali ed un poster di UNKNOW PLEASURE troneggia nella cameretta di uno dei protagonisti,il biondo Alex.

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Ian Curtis, che si è impiccato allo stendibiancheria di casa e che per tutta la propria giovane vita ha scritto e cantato della morte,del dolore,della sofferenza fisica e mentale è come se fosse fisicamente presente in 13,cosi come la sua presenza si percepisce forte nel già citato DONNIE DARKO.
13 è il trait d’ union perfetto tra le commedie anni 80 di Hughes e gli splendidi affreschi generazionali moderni (ma con sapore anni 80) offerti da film come NOI SIAMO INFINITO,CITTA’ DI CARTA,500 Days of Summer.

Poche opere hanno saputo sviscerare così bene il senso di solitudine ed angoscia che nasce nell’età adolescenziale e 13 è il filo rosso che può legare opere APPARENTEMENTE lontane tra loro come CARRIE LO SGUARDO DI SATANA (dove il vero orrore è il bullismo,come in 13) al documentario di Micheal Moore BOWLING FOR COLUMBINE ed ELEPHANT di Van Sant.

La violenza psicologica e le vessazioni delle piccole crudeltà quotidiane armano mani tremanti e la distanza psicologica tra chi decide di tagliarsi le vene,saltare da un palazzo per  la blue whale o imbracciare un fucile per sparare a scuola alla fine  non è poi così tanta.

Lo spleen oggi viaggia attraverso adsl e fibra ottica,si diffonde sui social e scorre nelle chat di What’s app…tutti perennemente connessi con la nostra solitudine e la difficoltà di esternarla nonostante l’onnipresenza on line…questo è 13,disperatamente contemporaneo.

 

John Hughes e le commedie americane degli anni 80

Posted in Cinema with tags , , , , , , on 24 marzo 2017 by carlottavox

Lo confesso: ho un debole per le commedie giovanilistiche americane degli anni 80.
Sarà che gli anni 80 sono stati,probabilmente,l’ultimo decennio di disimpegno e spensieratezza che abbiamo vissuto;sarà che io negli 80 ero una bambina già ammalata di cinema che stava sempre con il naso ficcato tra le pagine di CIAK o attaccata al vhs di casa a riguardare film su film ,ma il decennio a cui sono più legata, a livello cinematografico, sono gli anni del cosiddetto edonismo reaganiano.
Sì,il mio regista preferito resta da sempre Martin Scorsese;voglio più bene a Clint Eastwood che a mia nonna e sono innamorata di Sorrentino,Virzi’,Monicelli,Scola e non dimentico i fondamentali come Kubrick,De Sica padre o Fellini…ma se sono sola a casa,puoi star certo che nel lettore dvd girerà una commedia americana degli anni 80.
Si si….Wenders è un visionario,Lynch uno psicopatico di genio, mentre Tarantino,lo sapete,mi sta sui coglionima stavolta non si parla di maestri celebrati…a sto giro si parla di John Hughes.
Dobbiamo a John Hughes i migliori film sull’adolescenza della nostra infanzia:Gus Van Sant sarà anche il cantore dei marchettari dell’idaho o dei paranoid park dei delitti senza castigo….ma è tempo di dare il giusto tributo a John Hughes.
Il robottino Bender del cartoon-cult “FUTURAMA” prende il nome da uno dei giovani personaggi di “BREAKFAST CLUB”:il meritato omaggio ad un regista che, in vita (è morto a soli 59 anni nel 2009), è sempre stato bistrattato dalla critica di settore ma che è stato amatissimo dal pubblico.

Locandina italiana Breakfast Club
“BREAKFAST CLUB” è lento,didascalico nella sua rappresentazione di vari stereotipi giovanili del periodo (la darkettona,lo sportivo,il nerd,la snob,il ribelle):direi che è semplicistico e sbrigativo nelle dinamiche psicologiche che si susseguono.
Se vogliamo essere onesti al 100% ,“BREAKFAST CLUB” è pure parecchio pretenzioso con la sua sociologia da rotocalco, però non puoi non farti coinvolgere dal balletto scatenato e liberatorio nella biblioteca,con Emilio Estevez che prende a calci tutto quello che incontra con delle Nike che sarebbero di gran moda soprattutto oggi.
E che dire del look alla Siouxie di Ally Sheedy e del carisma di Judd Nelson, che riesce ad indossare il cappottone sopra la giacca jeans e la camiciona a quadri ?
I cinque ragazzi in punizione, in poche ore di isolamento, risolvono praticamente tutti i propri conflitti interiori in un’ auto-analisi collettiva che dallo psicoterapeuta non sarebbero bastati ANNI di lettino e carrettate di dollari in parcelle.
Chi ci crede????Ma il cinema è sogno,speranza,desiderio di leggerezza e voglia di riscatto.
Secondo voi il professore si sarà sentito ferito o toccato dalla lettera/tema finale dei ragazzi???Ma che poi cosa c’è scritto di così profondo in quel tema????
Masticazzi…corriamo fuori con le nostre enormi spalline anni 80 e cantiamo a squarciagola “DON’T YOU FORGET ABOUT ME” con le braccia alzate…ma che bello,signora mia…che bello!!!!


Le mutandine di Molly Ringwald date in pegno a Anthony Micheal Hall in “UN COMPLEANNO DA RICORDARE” ed il ragazzo dei tuoi sogni che ti insegue per tutto il film eppoi ti porta via con un bolide rosso fiammante: è credibile??
Ma chi se ne fotte…in mezzo ci sono i fratelli Cusack giovanissimi,le avventure del giapu ciucco ed erotomane e Micheal Hall che cammina con in sottofondo la sigla dello storico telefilm anni 50 “DRAGNET ”.
Matthew Broderick in “UNA PAZZA GIORNATA DI VACANZA “ è il golden boy che tutti amano e nessuno riesce mai a cogliere in fallo:sale abusivamente su un carro per cantare in playback ed invece di essere picchiato e sputato, viene osannato dalla folla come una rockstar…è realistico??
Ma chi se ne frega…tutti sogniamo di prendere la macchina e vagare come dei cazzoni senza meta,cosi,come se facessimo sega da scuola e avessimo ancora 16 anni.
Signora mia,il cinema è anche evasione.

Locandina Un biglietto in due
“UN BIGLIETTO IN DUE” è il più spassoso film comico che sia mai stato girato,roba che io l avrò visto almeno 20 volte ma sento ancora il bisogno di rivederlo almeno una volta all’anno e rido per tutto il tempo,ma poi,quando Steve Martin si porta John Candy a casa sulle note di “EVERY TIME YOU GO AWAY” ci casco sempre come una ciula,e piango…perchè nei film di Hughes c’è sempre il posto per i sentimenti più puliti che fanno bene al cuore.

Di “UN BIGLIETTO IN DUE” è stato fatto anche un remake,”PARTO CON IL FOLLE”,che però nonostante la bravura degli interpreti  non possiede lo “Hughes Touch”che rendeva lievi e mai volgari storie capaci di far sorridere,sognare e commuovere.
“IO E ZIO BUCK” sarà anche un filmetto mediocre,ma la facciona di John Candy da sola vale la ripetuta visione,che un altro come lui non l’avremo più e la sua mancanza si sente forte.

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Commedie leggere,con giovani protagonisti dalle faccette carine ma non troppo espressive,ma senza i film scacciapensieri di Hughes,con quelle colonne sonore irresistibili,non avremmo mai avuto un piccolo capolavoro che brilla di luce propria,nella sua cristallina perfezione, come “NOI SIAMO INFINITO” del 2012.
Nel frattempo il genere “commedia adolescenziale” si è evoluto fino a sfiorare il sublime di “NOI SIAMO INFINITO” e “DONNIE DARKO” ma, senza John Hughes ,il coniglio spettrale di Donnie non avrebbe mai annunciato assolutamente nulla.

Le commedie americane degli anni 80 noi quarantenni del nuovo millennio le portiamo dentro e senza Chevy Chase,John e Jim Belushi,Dan Aykroyd,Eddie Murphy,Bill Murray,Steve Martin,l’indimenticabile John Candy e la Whoopy Goldberg di “JUMPING JACK FLASH” so per certo che i miei ricordi infantili non sarebbero così belli.

 

FUOCOAMMARE: aiuto,si muore di noia !!

Posted in Cinema with tags , , , on 20 febbraio 2017 by carlottavox

Quando ero bambina la notte degli Oscar per me era più importante della notte di Natale.

Per mesi mi preparavo all’evento divorando le recensioni e gli articoli di CIAK,di cui ero un’avida lettrice,eppoi mi studiavo i palmares dei vincitori dai tempi di Mary Pickford in avanti.

Imparavo le nominations a memoria(una memoria che purtroppo nel corso del tempo mi ha abbandonata, lasciandomi a cercare gli occhiali,disperatamente,per la casa,dimenticandomi di averli poggiati sulla testa).

Il cinema per me è un amore che non è mai finito e che sempre si rinnova..ed anche ora che sono adulta, e ci troviamo vicini alla fatidica notte degli Oscar, faccio il possibile per vedere quanti più film candidati possibile.

Ovviamente ho sempre fatto un tifo sfegatato per il cinema italiano in lizza e certe vittorie mi hanno commosso fino alle lacrime,come quella di Sorrentino per LA GRANDE BELLEZZA,che ho istantaneamente amato prima ancora che venisse candidato.

Quest anno in gara c’è un regista italiano dal grande passato,Francesco Rosi,in lizza con il suo documentario FUOCOAMMARE…ed io ovviamente non ho potuto fare a meno di vederlo .

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Beh..per la prima volta nella mia vita mi troverò a NON tifare per un film italiano in competizione: FUOCOAMMARE è probabilmente il più brutto,noioso,retorico ed inutile documentario che io abbia mai visto.

Un’ora e 49 minuti di una noia mortale, che in confronto pure una maratona del festival di sanremo dal 49 ad oggi non sarebbe niente!

Un documentario completamente privo di ritmo nel senso cinematografico del termine,una visione che è un’ agonia che pare non avere mai fine.

Lento di una lentezza insostenibile,una lentezza che VORREBBE essere meditabonda e contemplativa, ma che invece fa soltanto venire il dubbio che lo stesso regista si sia addormentato, riprendendo per 3 interminabili minuti una vecchia signora che rifà il letto(e non sto scherzando!!!).

Un documentario quasi privo di dialoghi che alterna la vita quotidiana di un piccolo siciliano,Samuele,figlio di una famiglia umile ma dignitosa di pescatori e le immagini dei continui sbarchi che invadono Lampedusa .

Per quasi due ore vediamo il piccolo Samuele che studia,che mangia la pasta con il risucchio(che nervi!!!!),che si annoia a giocare da solo(figurarsi noi a guardarlo…tipo che viene voglia di fare una raccolta fondi per mandargli almeno una vecchia play station 2, cosi almeno non va più a rompere le scatole con la fionda agli uccellini) e che cerca di adattarsi ad un mare che dovrà abituarsi ad affrontare come pescatore una volta cresciuto.

Per quasi due ore vediamo la nonna di Samuele che fa il letto,che cuce,che cucina …roba che uno spera che prima o poi compaia Luciano Onder a parlare di prostata…cosi…per rompere la noia!!!!

Le immagini di vita umile ed ordinaria di un ragazzino qualunque vengono poi interrotte,a cazzo di cane (DICIAMOLO!!!) dalle immagini degli sbarchi dei migranti :le coperte termiche,i cadaveri,le lacrime che vediamo ogni giorno su ogni notiziario.

Il documentario di Rosi punta il dito sulle cooperative “rosse” che sfruttano il traffico dei migranti per lucrare sulla pelle dei profughi che,a parole,difendono ma, che nei fatti, sfruttano??

Il documentario di Rosi intervista i Lampedusiani per farci capire l’impatto che l’invasione continua dei migranti ha sull’economia della città e della regione??

Il documentario di Rosi fa luce sulle radiazioni che vengono emesse dalle varie navi che pattugliano il mare in cerca di carrette del mare da intercettare?

Il documentario fa inchiesta sui rapporti internazionazionali con la Libia?

Il documentario di Rosi ci dà delle risposte su come regolamentare l’esodo?

NO…..il documentario di Rosi non documenta assolutamente nulla,non fa nemmeno inchiesta e l’unico momento autenticamente interessante è quando a parlare è il medico di Lampedusa,provato umanamente dal dover avere a che fare quotidianamente con cadaveri di bambini morti durante la traversata del mare.

Le mie domande sono le seguenti :ma se questo sciapissimo FUOCCOAMMARE fosse stato girato,anzichè dal blasonato Rosi,da un Peppino Friarello o un Giovanni Pautasso qualunque…sarebbe stato ugualmente candidato all’Oscar????

Eppoi….non è che si tratta di una nomination meramente politica?

Il fatto è che l’ intellighenzia liberal americana ha ancora le palle che girano per l ‘elezione di Trump e così, quest anno, all’ Accademy hanno candidato una vagonata di film più o meno commoventi sul tema dell’immigrazione e del razzismo, perchè cosi almeno si sentono più buoni…e noi italiani,quando si parla di retorica “de sinistra” di materiale ne abbiamo sempre a disposizione per tutti .

Ovviamente le testate radical chic incensano come un capolavoro questa pellicola ammorbante per malati di insonnia, perchè cosi ci si sente tutti più buoni e più belli…che,lo sapete, quando si parla di immigrazione  è un attimo passare subito per quelli razzisti,fascio-leghisti,ma siccome,a me, non me ne frega niente di essere politicamente corretta, mi prendo la libertà di dire che, per me, FUOCOAMMARE è un pessimo,pessimo,pessimo film senile .

Auguro a FUOCOAMMARE di NON vincere nessun Oscar (sarebbe veramente LA MORTE del cinema ) e consiglio a registi senza più ispirazione di dedicarsi con profitto al gioco delle bocce.

Ian Dury ed i motivi per cui essere allegri

Posted in Cinema, Musica with tags , , , , on 20 giugno 2016 by carlottavox

“Ci sono un paio di
modi per evitare la morte.
E uno di questi e’ di essere magnifici.
Adesso, levatevi dai coglioni tutti quanti.
Siete licenziati!
Andate, e siate magnifici!”

Ian Dury

Per la maggior parte delle persone Ian Dury è stato, più che altro, “quello di sesso,droga e rock’n roll”,un brano di una tale popolarità da diventare espressione idiomatica in tutto il Mondo.

In Italia la canzone di Dury subì pure,nel 1988,una terrificante pseudo-cover di un giovane-Jovanotti già in odore di buonismo e santità piddiota:SEX,NO DRUGS AND ROCK’N ROLL, la risposta “pulita”alle rime sporcaccione di Ian.

Tutti sappiamo canticchiare il riff blues di SEX AND DRUGS AND ROCK’N ROLL,ma meno persone sanno che Ian Dury fu artista a tuttotondo;un arguto folletto osceno che zampettò tra pittura,poesia,teatro e cinema.

Ian Dury era “basso di statura,al di sotto del normale”.

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Ian Dury si era beccato la polio durante l’epidemia inglese del 1949 e ,bambino,dovette imparare a convivere con l’handicap,la deformità e la crudeltà del prossimo verso “gli storpi”.

Crebbe nell’ombra di un padre assente e dovette subire le angherie e le vessazioni del bullismo,imparando a difendersi e a boxare nonostante l’invalidità.

Imparò a camminare con le protesi e le grucce con enorme sofferenza e ,per tutta la vita,ebbe una deambulazione estremamente faticosa e dolorosa:ciononostante,o forse grazie alla grinta derivata da queste esperienze, Ian Dury divenne uno degli alfieri del PUNK ed uno dei più originali performer della storia inglese.

La figura di Dury fu emblematica nel modo di vivere e rappresentare l’handicap:nel 1981 ricevette da importanti istituzioni l’incarico di scrivere un inno per i disabili e lui compose il dissacrante “Spasticus Autisticus”,grido di battaglia di chi ha una menomazione e ne ha le palle piene di essere trattato con pietà e pretende dignità e rispetto.

“Spasticus Autisticus” alla sua uscita provocò ENORMI polemiche per “l’indelicatezza” con cui trattava la disabilità, ma, per la prima volta ,si abbattè l’ipocrisia sulla malattia,usando autoironia e sarcasmo nel parlare apertamente di handicap.

“Sono Spastico, Spastico

Spastico Autistico

Mi contorco quando piscio

perche’ il mio coso e’ un colabrodo

Percio’ mettete i vostri soldini

guadagnati duramente nella mia tazza

E ringraziate il Creatore di non

essere nel mio stato”
Al contrario dei benpensanti della BBC, che censurarono l’inno, i disabili apprezzarono molto la canzone di Ian e nel 2012 gli Orbital aprirono i giochi paraolimpici di Londra con un’entusiasmante coreografia fatta da ragazzi disabili che cantano a squarciagola “Spasticus Autisticus” insieme a Stephen Hawking.

Ian morì di cancro a soli 57 anni,dopo una vita passata a sensibilizzare le persone sui temi di disabilità,cancro ed aids e raccogliendo fondi da elargire in beneficenza ai malati.

Dury fu anche ambasciatore UNICEF per promuovere la vaccinazione anti-polio in Sri-Lanka.

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Uno splendido film racconta la sua vita, SEX AND DRUGS AND ROCK’N ROLL,intitolato come il suo brano più celebre,ma vi dico subito che riuscire a trovare questo film è per noi italiani un’impresa non facile,in quanto non ha mai trovato una distribuzione nel nostro paese.
La pellicola fu presentata al festival di Berlino nel 2010 e vinse il premio per la migliore interpretazione maschile agli awards indipendenti britannici.

Sotto i riccioli impomatati e le folte basette di Ian c’è uno straordinario Andy Serkis , il Gollum de IL SIGNORE DEGLI ANELLI, che qui scopriamo  interprete di razza e di sorprendente carnalità.

Andy-Serkis

Serkins è magnifico nei panni di Dury e riesce a tracciare il ritratto di un uomo pieno di debolezze,ma di enorme dolcezza,simpatia,determinazione e coraggio.

Consiglio caldamente di reperire questo toccante film per conoscere, o ri-scoprire ,una figura di grande spessore umano.

Ian Dury:un uomo che,nonostante la sofferenza della disabilità,seppe sempre trovare “dei motivi per cui essere allegro”.

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“Troppo basso per essere spocchioso
troppo matto per essere cattivo

E arriviamo al 40, niente folgorazioni

Una goccia di chiaretto,
ogni cosa che spacca

Elvis e Scotty,
giorni in cui non ho brufoli

Sedersi sul cesso,
curarsi il vaiolo

Ragioni per essere allegro, parte terza

E adesso, levatevi dai coglioni tutti
quanti. Siete licenziati!

Andate, e siate magnifici!”

 

 

 

Cinema italiano:stanno tutti bene

Posted in Cinema with tags on 8 maggio 2016 by carlottavox

Se lo stato di   salute di una nazione si misurasse solo attraverso la cinematografia contemporanea del paese, potremmo dire che l Italia si  sta godendo uno dei suoi momenti di massimo splendore.
Purtroppo il momento particolarmente florido del nostro cinema non ha corrispondenze nella vita politica,economica e quotidiana di noi cittadini:a quanto pare,in uno dei momenti più bui della nostra storia,l’unica cosa che ci da’ orgoglio,consolazione e speranza sono i nostri film.
L’unica luce nel buio di un periodo di congiuntura perenne,austerità forzata,corruzione,invasioni e terrore ,sono gli straordinari  film italiani che miracolosamente riescono a nascere in un ‘Italia alla canna del gas.
In uno dei peggiori periodi storici di sempre,nonostante le mortificazioni inflitte alla cultura dai tagli governativi, il cinema italiano ci sta regalando pellicole di rara creatività ed ingegno.
Restano ben pochi motivi per essere fieri di essere italiani ed uno di quei pochi è  indubbiamente la nostra cinematografia attuale,che riesce a non sfigurare con i grandi titoli del passato.
La cerimonia di consegna degli ultimi David di Donatello ha visto in gara delle pellicole di una qualità sorprendente, che per resa tecnica e qualità registica, possono competere con i colossi americani.

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT è un piccolo grande miracolo italiano: un film  recitato magnificamente,con una computer grafica assolutamente degna e al servizio di una storia attuale,realistica,umana e palpitante.
Se la Marvel “c ha i soldi”, noi abbiamo il cuore e l’anima ed attori in grado di emozionare e rendere VIVI i personaggi.
Mainetti è riuscito a realizzare un film di genere che riesce addirittura ad essere credibile,tra periferie romane desolanti e villain in cerca di riscatto e notorietà mediatica.

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VELOCE COME IL VENTO riesce a dare spessore umano al mondo delle corse ,laddove la serie plasticosa di FAST AND FURIOUS aveva miseramente fallito . Uno Stefano Accorsi in stato di grazia riesce a tenerci incollati allo schermo in una storia che trasuda soprattutto umanità, affetto,senza essere mai pedante e buonista.

NON ESSERE CATTIVO,ultima opera di Caligari,ci è stato presentato dai media  come una sorta di TRAINSPOTTING italiano,ma il dolore,la desolazione descritte  in qs film appartengono più al Pasolini di accattone e dei ragazzi di vita,che non  all’estetica priva di contenuto di Boyle.
Non essere cattivo fa male,è un distillato di sofferenza che però da’ anche spazio alla speranza è ad una possibile redenzione.

PERFETTI SCONOSCIUTI ha un’ impostazione da commedia  da camera francese,ma il cinismo e la cattiveria che emergono mano a mano che la storia si dipana,collegano qs film alle commedie più caustiche di Ettore Scola e la girandola di attori è in una continua gara di virtuosismo recitativo.

Vi invito anche a recuperare un film di grande impatto chiamato ANIME NERE,trionfatore ai David del 2015.

E’ consolante poter dire che non abbiamo solo un grande futuro alle spalle,ma,almeno al cinema,un motivo per cui essere fieri di essere italiani,grazie a storie che davvero sanno raccontarci come popolo,senza ipocrisia,come succedeva nel neorealismo e negli anni d’oro della commedia all’italiana anni 60-70.

Persino il tanto vituperato (ma amatissimo dal pubblico) Checco Zalone ,nei suoi film comici,non è mai banale e riesce a dipingere i vizi e le grettezze degli italiani con una sincerità ed una leggerezza che un po’ fanno pensare ad Albertone.
Non sono d’accordo con chi dice che Zalone fa film stupidi:le sue commedie, per quanto dichiaratamente leggere ,non hanno nulla a che vedere con le commediacce da panettone costellate di culi o con le storie paesane ed insulse di Pieraccioni.


Non ci sono più solo i filmacci con battute da oratorio dei peggiori comici toscani o i film pseudo-intellettuali di Moretti con Laura Morante che piange sullo sfondo: abbiamo giovani autori pronti a raccontarci senza pedanterie e grandi maestri come Sorrentino e Garrone.

Storie di meschinità assortite,di dolore,di silenzi e bugie,di emarginazione e povertà ma anche di rivincita ed affettività: noi,in grado di mostrarci per come siamo davvero,tra miserie e nobiltà,nudi,davanti alla macchina da presa.