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John Hughes e le commedie americane degli anni 80

Posted in Cinema with tags , , , , , , on 24 marzo 2017 by carlottavox

Lo confesso: ho un debole per le commedie giovanilistiche americane degli anni 80.
Sarà che gli anni 80 sono stati,probabilmente,l’ultimo decennio di disimpegno e spensieratezza che abbiamo vissuto;sarà che io negli 80 ero una bambina già ammalata di cinema che stava sempre con il naso ficcato tra le pagine di CIAK o attaccata al vhs di casa a riguardare film su film ,ma il decennio a cui sono più legata, a livello cinematografico, sono gli anni del cosiddetto edonismo reaganiano.
Sì,il mio regista preferito resta da sempre Martin Scorsese;voglio più bene a Clint Eastwood che a mia nonna e sono innamorata di Sorrentino,Virzi’,Monicelli,Scola e non dimentico i fondamentali come Kubrick,De Sica padre o Fellini…ma se sono sola a casa,puoi star certo che nel lettore dvd girerà una commedia americana degli anni 80.
Si si….Wenders è un visionario,Lynch uno psicopatico di genio, mentre Tarantino,lo sapete,mi sta sui coglionima stavolta non si parla di maestri celebrati…a sto giro si parla di John Hughes.
Dobbiamo a John Hughes i migliori film sull’adolescenza della nostra infanzia:Gus Van Sant sarà anche il cantore dei marchettari dell’idaho o dei paranoid park dei delitti senza castigo….ma è tempo di dare il giusto tributo a John Hughes.
Il robottino Bender del cartoon-cult “FUTURAMA” prende il nome da uno dei giovani personaggi di “BREAKFAST CLUB”:il meritato omaggio ad un regista che, in vita (è morto a soli 59 anni nel 2009), è sempre stato bistrattato dalla critica di settore ma che è stato amatissimo dal pubblico.

Locandina italiana Breakfast Club
“BREAKFAST CLUB” è lento,didascalico nella sua rappresentazione di vari stereotipi giovanili del periodo (la darkettona,lo sportivo,il nerd,la snob,il ribelle):direi che è semplicistico e sbrigativo nelle dinamiche psicologiche che si susseguono.
Se vogliamo essere onesti al 100% ,“BREAKFAST CLUB” è pure parecchio pretenzioso con la sua sociologia da rotocalco, però non puoi non farti coinvolgere dal balletto scatenato e liberatorio nella biblioteca,con Emilio Estevez che prende a calci tutto quello che incontra con delle Nike che sarebbero di gran moda soprattutto oggi.
E che dire del look alla Siouxie di Ally Sheedy e del carisma di Judd Nelson, che riesce ad indossare il cappottone sopra la giacca jeans e la camiciona a quadri ?
I cinque ragazzi in punizione, in poche ore di isolamento, risolvono praticamente tutti i propri conflitti interiori in un’ auto-analisi collettiva che dallo psicoterapeuta non sarebbero bastati ANNI di lettino e carrettate di dollari in parcelle.
Chi ci crede????Ma il cinema è sogno,speranza,desiderio di leggerezza e voglia di riscatto.
Secondo voi il professore si sarà sentito ferito o toccato dalla lettera/tema finale dei ragazzi???Ma che poi cosa c’è scritto di così profondo in quel tema????
Masticazzi…corriamo fuori con le nostre enormi spalline anni 80 e cantiamo a squarciagola “DON’T YOU FORGET ABOUT ME” con le braccia alzate…ma che bello,signora mia…che bello!!!!


Le mutandine di Molly Ringwald date in pegno a Anthony Micheal Hall in “UN COMPLEANNO DA RICORDARE” ed il ragazzo dei tuoi sogni che ti insegue per tutto il film eppoi ti porta via con un bolide rosso fiammante: è credibile??
Ma chi se ne fotte…in mezzo ci sono i fratelli Cusack giovanissimi,le avventure del giapu ciucco ed erotomane e Micheal Hall che cammina con in sottofondo la sigla dello storico telefilm anni 50 “DRAGNET ”.
Matthew Broderick in “UNA PAZZA GIORNATA DI VACANZA “ è il golden boy che tutti amano e nessuno riesce mai a cogliere in fallo:sale abusivamente su un carro per cantare in playback ed invece di essere picchiato e sputato, viene osannato dalla folla come una rockstar…è realistico??
Ma chi se ne frega…tutti sogniamo di prendere la macchina e vagare come dei cazzoni senza meta,cosi,come se facessimo sega da scuola e avessimo ancora 16 anni.
Signora mia,il cinema è anche evasione.

Locandina Un biglietto in due
“UN BIGLIETTO IN DUE” è il più spassoso film comico che sia mai stato girato,roba che io l avrò visto almeno 20 volte ma sento ancora il bisogno di rivederlo almeno una volta all’anno e rido per tutto il tempo,ma poi,quando Steve Martin si porta John Candy a casa sulle note di “EVERY TIME YOU GO AWAY” ci casco sempre come una ciula,e piango…perchè nei film di Hughes c’è sempre il posto per i sentimenti più puliti che fanno bene al cuore.

Di “UN BIGLIETTO IN DUE” è stato fatto anche un remake,”PARTO CON IL FOLLE”,che però nonostante la bravura degli interpreti  non possiede lo “Hughes Touch”che rendeva lievi e mai volgari storie capaci di far sorridere,sognare e commuovere.
“IO E ZIO BUCK” sarà anche un filmetto mediocre,ma la facciona di John Candy da sola vale la ripetuta visione,che un altro come lui non l’avremo più e la sua mancanza si sente forte.

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Commedie leggere,con giovani protagonisti dalle faccette carine ma non troppo espressive,ma senza i film scacciapensieri di Hughes,con quelle colonne sonore irresistibili,non avremmo mai avuto un piccolo capolavoro che brilla di luce propria,nella sua cristallina perfezione, come “NOI SIAMO INFINITO” del 2012.
Nel frattempo il genere “commedia adolescenziale” si è evoluto fino a sfiorare il sublime di “NOI SIAMO INFINITO” e “DONNIE DARKO” ma, senza John Hughes ,il coniglio spettrale di Donnie non avrebbe mai annunciato assolutamente nulla.

Le commedie americane degli anni 80 noi quarantenni del nuovo millennio le portiamo dentro e senza Chevy Chase,John e Jim Belushi,Dan Aykroyd,Eddie Murphy,Bill Murray,Steve Martin,l’indimenticabile John Candy e la Whoopy Goldberg di “JUMPING JACK FLASH” so per certo che i miei ricordi infantili non sarebbero così belli.